giovedì, ottobre 07, 2010

Dell’agonia del kendo femminile italiano

“E il poverin, che non se n’era accorto,
ancora combatteva ed era morto”
Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata, Atto IV°, cap. XVII.


Come un amico mi ha fatto notare, e' da un po' che non faccio molto sul blog delle Donne del Kendo. Dopo Atene, infatti, il piatto piange. Purtroppo ho appena saputo che il seminario di Sato Rie che si tiene da dieci anni a Witten e' stato cancellato, a causa di motivi di salute della maestra Sato (che ha comunque promesso di tornare non appena si sara' ristabilita, portandosi Horibe sensei come aiutante di lusso). Ancora mi mordo le mani per non essere potuta andare al seminario del maestro Sumi a Rickmansworth: Fujita sensei, il mio modello, un kendo femminile da sogno, era presente ed ha tenuto il seminario per le ragazze (e non solo) - mi piange il cuore al solo pensiero.
Quindi in un momento di horror vacui, mi dedico a considerazioni sul kendo femminile in generale.
Kate Sylvester, che collabora con Kendo World, membro della squadra femminile australiana, mi ha chiesto tempo fa qualche dato sulla pratica delle donne in Europa. Ho recuperato i numeri del kendo Italiano, Olandese e Greco, tanto per stare su campi che ben conosco.
I risultati sono stati agghiaccianti - non tanto per l'Italia, quanto per tutte e tre le nazioni, ben diverse per storia e contesto. Se le donne sono una percentuale fra il 14 e il 20 per cento della popolazione praticante (e gia' questo la dice lunga sulla accoglienza del mondo del Kendo verso le donne), le yudansha sono fra il 3 e 5 per cento delle praticanti, quando fra gli uomini la percentuale sul totale si attesta fra il 27 e 45 per cento. Non solo poche, ma anche di qualita' bassina.
La ricerca e' stata fatta in modo brutale, sui numeri puri, senza poter verificare la suddivisione in fasce di eta' e volutamente senza considerare storie individuali (anche se posso dire di poter conoscere buona parte di queste...e alcuni nomi sono ancora nelle liste per fedeltà, più che per convinzione). Secondo me ci sarebbe di che pensare.
Quello che comunque fa riflettere e' la situazione delle yudansha italiane - basta contare sul sito CIK. Al tempo della mia verifica le donne erano 227, le yudansha 73, su un totale di 1415 iscritti CIK per il kendo.
Suddivise le yudansha per grado, la situazione e' di facile interpretazione:

Rokudan: 3
Godan: 6
Yondan: 8
Sandan: 14
Nidan: 22
Shodan: 20

Quello che preoccupa sono i numeri ridicoli dei gradi bassi – l’estinzione comincia così, con la bassa natalità. Non ci vuole una specializzazione in biologia per capire che stiamo diventando una razza da proteggere.
E quindi? A questo punto si potrebbero cercare delle responsabilità, in perfetta vena italiana.
La colpa è delle donne del kendo? E quando mai hanno avuto voce in capitolo sulle politiche espansive della CIK?
La colpa è della Commissione Tecnica? Ma se si occupa della Nazionale, già riesce a fare tanto – e comunque la Nazionale pagherà questa situazione giusto il giorno dopo i Mondiali di Novara, per raggiunti limiti di età.
E’ colpa sicuramente della Società, allora: nel Paese delle Veline, se non puoi essere certa di non rovinarti la lacca delle unghie, sei nessuno, forse?
E se fosse colpa delle società, quelle con la lettera minuscola, dei dojo? Qualcuno si è mai preoccupato di capire perché alcuni dojo sono più al femminile di altri? Perché clubs che avevano stupendi gruppi di praticanti femminili hanno dilapidato il patrimonio nel giro di poche stagioni?
Io non ho risposte certe da proporre, anche se posso avere delle opinioni, a cui sono intitolati tutti – certamente mi piacerebbe vedere che le domande sono almeno prese in considerazione e che qualcosa di concreto sia allo studio e all’attuazione. Le quote rosa, nel Kendo, esistono già, in un certo senso. Speriamo solo di riuscire a raggiungerle in un futuro non troppo lontano.

PS: questo post è una provocazione, se qualcuno avesse un dubbio: e se nessuno la raccoglie, beh, forse l’agonia è bella che finita. R.I.P.

4 commenti:

Francesca ha detto...

bella la tua analisi ed anche una bella provocazione.
a Como siamo attualmente in 5, nessuna yudansha. una ha cominciato da pochissime settimane, le più "longeve" da tre anni.

le donne sono tra noi anche le più incostanti, e nota che nessuna è sposata o con bimbi, tanto da dover conciliare le esigenze di cura con la pratica. mi capita di arrivare ad allenamento e trovarmi o sola o con una compagna soltanto. Peccato

soprattutto perchè così è un facile prestare il fianco a chi, anche tra i praticanti, afferma che il kendo non sia cosa da donne.

magari, come dici, c'è un concorso di colpe nella decrescita del numero delle kendoka, a quello che dici aggiungerei l'ethos del kendo. già è una disciplina un po' esoterica, se ci si aggiungono anche dei pregiudizi che respingono chi tenta di avvicinarsi alla pratica è un problema.

non voglio dire che il kendo italiano sia sessista, solo che è difficile superare il pregiudizio, anche con tutta la buona volontà.

Donatella ha detto...

Pubblico come ricevuto da Silvia:

non ho ancora visto commenti forse hai ragione tu "agonia" . non esiste
ricambio generazionale forse il kendo non attrae molto ,vesciche ai piedi,
puzza, tendiniti ecc. anche le più alternative salvano le balene piuttosto,
meno faticoso e più figo.
Io della vecchia guardia non salvo balene ma sono diventata pigra pensare di
passare tutto il giorno in palestra a far kendo mi manda in crisi, solo
preparare il bogu mi manda in crisi che sia la menopausa? Sinceramente se
dovessi vendere il prodotto Kendo in questo momento non saprei come presentarlo.
Tu Dona come lo venderesti?

simona ha detto...

Cara Donatella..avevo scritto un commento fiume e l'ho perso..vabbè sarò sintetica.
Il kendo se vuole diffondersi e quindi avere più donne deve passare attraverso la scuola. Non è certo una novità, tutte le discipline in Italia sono cresciute in questo modo.
Ciò comporta: avere insegnanti disponibili a fare orari improbabili, pagati niente e in grado di esprimere un contenuto educativo forte (spesso bisogna scrivere dei progetti educativi per la scuola)
E avere contatti con i provveditorati e a seguire con le scuole. Bisogna investire in attrezzature..e imparare a fare lezioni con niente (niente palchetto, niente "divise", niente bogu..). Diversamente le donne adulte (ma anche gli uomini) attirate da una disciplina così criptica, faticosa e così poco femminile saranno sempre poche.Inoltre quelle poche forse non sempre trovano un ambiente che le valorizzi o le faccia stare a loro agio.

Fleur ha detto...

Dear all,

I think kendo is very marketable, if we can find the right tools and targetgroup. Schools can be a good idea, but that would require a big investment not only in materials, but also time from suitable teachers. And the good teachers are already very busy.
Lately a lot of young people starting kendo in my dojo found their way via japanese manga magazines. That might also be a good source to look into.
The current generation is very good in finding information on the internet, but they also have higher standard for that information. Kendo websites are often very oldfashioned. We don't make a very good first impression. And if you look at the content of the websites, we certainly do not promote women's kendo (or children's kendo for that matter). If you want to attract more women, you have to showcase the female kendoka more. And I'm not suggesting going all "Anna Kournikova" about it, but I don't think there's anything wrong providing a few nice examples to give people an idea of what kind of women play kendo. Whether you like it or not: it's all about image. And yes, you might attract some bad apples that way, but they will be filtered out as soon as the blisters begin to show.